Felicità
- kind revolution
- 17 mar 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Si può essere felici sapendo che i nostri cari non stanno bene?
Sapendo che hanno una malattia degenerativa?
Può un caregiver avere una vita oltre la malattia?
Chiaramente la mia è una provocazione. Spesso si ritiene che, chi si dedica ad un malato, debba farlo H24 annullando quelli che sono i suoi interessi.
Spesso si ritiene che questa "vocazione" debba essere propria delle donne nella loro veste di "angeli del focolare". Le ricerche confermano che i ruoli di cura sono assunti, nella grandissima maggioranza dei casi, dalle donne della famiglia: mogli, madri e figlie sono chiamate a sostenere il peso psicologico, organizzativo ed anche economico della malattia. Sono inesorabilmente chiamate, molto molto spesso, a dover scegliere tra lavoro e cura.
Qui mi sento di dover fare una serie di considerazioni:
il senso di colpa (grandissima presenza sintomatica di un paternalismo trionfante) bussa alla coscienza della caregiver che così sente che sia un suo dovere prendersi cura, rinunciando ad una carriera, un lavoro,.... Perché è giusto sacrificarsi in quanto donne. Altrimenti non ci sentiremo buone madri, mogli adeguate, figlie grate.
l'importanza del lavoro femminile: la donna viene chiamata ad abbandonare il suo posto di lavoro perché il suo compagno di vita ha un'occupazione che non può assolutamente lasciare perché la sua occupazione è senza dubbio più prestigiosa o necessaria (!)
il sistema di welfare - spesso - non contempla sostegni che possano consentire veramente di gestire malattie. Orari e costi dei vari servizi "costringono" alla rinuncia al posto di lavoro perché incompatibile con l'organizzazione domestica ma sobbarcandosi spese davvero onerose.
Tutto ciò contribuisce a rafforzare lo stigma che il (la) caregiver che consacra se stesso alla cura debba avere ben presente il peso ed assumere un aria contrita, preoccupata e perfino emaciata. Perché è suo dovere anche soffrire.
Oltre che un retaggio del patriarcato questa visione è rafforzata dalla morale cattolica della sofferenza in vita per guadagnarsi un accesso al paradiso.
Basta!
Proprio la salute, la felicità ed il benessere personali sono invece la chiave per gestire la malattia. Capire i propri bisogni, concedersi del tempo libero e delle gratificazioni rendono il fardello più sopportabile.
L'esaurimento nervoso è un pericolo concreto dovuto all'eccessivo e prolungato stress.
Per questo motivo è necessario sollecitare i servizi socio-assistenziali per ottenere aiuto. Non tutti i caregivers conoscono i servizi che spettano per legge e, spesso, tali servizi non sono adeguatamente presentati alla collettività. Come al solito tocca fare un lavoro da detective per capire come il welfare può sostenere. Di grande aiuto sono le varie associazioni di volontariato che mettono a fattor comune il patrimonio di conoscenza della incredibile burocrazia.
La felicità, o quanto meno la serenità, sono fondamentali per poter continuare a dare sostegno.






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