Sensi di colpa e vacanze
- kind revolution
- 9 set 2024
- Tempo di lettura: 2 min

Per la prima volta in non so quanti anni, questa estate abbiamo fatto 2 settimane di ferie: 15 giorni di fila di vacanza lontani da casa.
Perché non l'avevamo fatto prima?
Ci sono spesso dei fili invisibili che ci tirano e trattengono. Non sono impedimenti fisici ma morali, legacci che imponiamo a noi stessi.
A volte sono i figli, oppure il lavoro o la famiglia in genere. Il senso di responsabilità ha diverse forme ma il risultato è lo stesso: ci si sente in colpa ad allontanarsi. Come se "abbandonassimo" qualcuno o qualcosa.
Proprio quell'idea di abbandono ha il potere di farci sentire in colpa per essere lontani, per non essere sempre all'erta pronti a risolvere problemi (che evidentemente pensiamo di poter risolvere solo noi!). Ci sentiamo in colpa perché ci divertiamo.
Ci sarebbe un trattato di psicologia da scrivere sulle motivazioni che sono alla base di questo sentire, sulla morale, sul giudizio e sull'auto-giudizio.
Ma non possiamo cadere in questa spirale che ci stringe e costringe perché occorre spezzare questo continuo rimuginare e pensare e addossarsi pesi di ogni genere.
E' fondamentale, e non lo dirò mai abbastanza, che chi si trova ad assistere, con il ruolo di caregiver, ha bisogno di prendersi tempo e spazio.
Non è mai semplice
Non è mai scontato.
Non è mai "prenditi il tuo tempo e basta".
Ci sono sempre moltissime implicazioni e difficoltà: logistiche, economiche, emotive, organizzative, burocratiche.
Sarò brutale: noi siamo riusciti a fare la nostra vacanza, dopo tanto tempo in maniera "leggera", perché la mamma è in RSA (o casa di riposo, come si diceva).
Farò un approfondimento specifico su quanto sia stato difficile ammettere che noi non eravamo più in grado di assisterla e quindi affidarla ad altri, ma saperla in buone mani ha permesso di diminuire la pressione.
Non tutti lo sanno (ed ogni Regione ha una normativa diversa che va verificata - anche attraverso l'aiuto dei centri Alzheimer i cui indirizzi ho inserito nell'apposita sezione del sito https://www.occhidiragazza.it/about-1 ) ma chi ha una certificazione di invalidità può ricorrere al ricovero temporaneo di sollievo.
Si tratta di un periodo di 30 giorni, frazionabili in 2 periodi di 15 giorni l'uno, in cui è possibile chiedere il ricovero, per l'appunto temporaneo, del proprio familiare in strutture socio-assistenziali accreditate pagando solo una piccola retta ad integrazione.
Lascio qui un articolo specifico https://www.corriere.it/salute/24_maggio_25/che-cosa-sono-i-ricoveri-di-sollievo-l-ospitalita-a-tempo-in-rsa-di-un-familiare-per-dare-respiro-al-caregiver-afd55011-5ddf-4464-9e72-b638136e0xlk.shtml
Questi periodi sono essenziali per prendere respiro. Non sono atti di egoismo.
Una persona molto saggia mi ha detto "bisogna tutelare le persone sane perché, se si ammalano, chi si prende cura dei loro malati?"
Un po' come, quando si è in aereo e danno tutti gli avvertimenti sulle procedure di sicurezza: ti dicono di mettere la maschera per l'ossigeno, prima a te e poi ai bambini. Prima deve respirare chi porta il peso, chi deve aver cura.
Nello stesso modo respiriamo noi, così aver cura sarà un compito sì pesante ma non gravoso. I sensi di colpa sono difficili da far svanire, ma almeno per un po' non avranno tutta la nostra attenzione e la loro voce non sarà così insistente mentre guardiamo una nuvola che volteggia sull'acqua.



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