Fragilità
- kind revolution
- 19 lug 2024
- Tempo di lettura: 2 min

Mi rendo conto ogni giorno di più che siamo essere fragili.
Siamo profondamente ancorati alle nostre idee, ai nostri rituali, alla quotidianità, alla famiglia... ma basta un piccolo soffio di vento per scuoterci.
Ancora di più e sempre più spesso, se abbiamo il coraggio di fermare il nostro continuo andirivieni, ci accorgiamo che mente e corpo sono collegati. Anzi: inconscio e corpo.
Mi trovo, in questi giorni di caldo estremo, ad essere chiusa come in un guscio per riprendermi e curarmi.
Inaspettatamente (ma quando poi le malattie sono attese!) mi ha raggiunta il Fuoco di Sant'Antonio.
Il nome, che evoca malanni di tempi andati, è assolutamente adatto. La pelle brucia e sento bruciare anche il mio "dentro": non solo il corpo ma in qualche modo anche il mio essere.
Mi dicono che la malattia sia indice di stress psicofisico.
Il mio corpo sa.
E' stato un periodo faticoso.
Non nego le soddisfazioni: in 6 mesi ho corso (corso e camminato; molto camminato) 6 maratone. Tra queste una 50km ed una 100km! Sono stati enormi traguardi ma forse un po' troppo per il mio fisico che era già sotto stress per il carico familiare e lavorativo.
Il corpo sa quello che la mente mette a tacere.
Siamo esseri infinitamente complessi ma funzionanti in modo semplice: se c'è qualcosa che non va ci fermiamo.
Spesso tiriamo avanti senza ascoltare quel piccolo segnale che viene da dentro. Quella piccola spia accesa sul nostro cruscotto interiore. Passerà. Si spegnerà. Andiamo avanti.
E' difficile accettare che ci sia qualcosa che può fermarci.
E' difficile fermarci.
Spesso perché dobbiamo dimostrare di essere efficienti.
Spesso perché dobbiamo rendere piena la nostra vita per ritenerla -e farla ritenere - interessante.
Spesso dobbiamo farcire la nostra vita di cose, avvenimenti, rumori per non ascoltarci.
Il silenzio e il vuoto ci fanno paura. Ci mettono forse davanti alla nostra essenza dalla quale non riusciamo a fuggire.
Ho imparato, grazie allo yoga devo dire, a fermarmi e a sospendere il giudizio. Osservare.
Questo contrattempo che mi costringe ora a casa, mi ha ricordato che era da tanto che non mi prendevo tempo per ascoltarmi.
Mi ha ricordato che sono fragile e la fragilità non va nascosta. Va protetta ma non chiusa a chiave.
La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri. / E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. / Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, / di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. / Non ci esponiamo mai. / Perché ci manca la forza di essere uomini, / quella che ci fa accettare i nostri limiti, / che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. / Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. / Mi piacciono i barboni. / Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, / sentire gli odori delle cose, / catturarne l’anima. / Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. / Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”
(Alda Merini - La Semplicità)






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