Che musica sia!
- kind revolution
- 29 set 2023
- Tempo di lettura: 2 min

La musica è diventata importante nella vita della mamma dopo la malattia.
Non ho ricordi di lei che ascolta la radio mentre fa le faccende domestiche.
Una vecchia radio teneva compagnia a lei e alla zia Tina mentre cucivano chine sulle loro macchine, ma era la zia quella più interessata.
L'Alzheimer ha invece creato una sorta di varco per la musica nella sua memoria ed ha spesso riempito le sue giornate.
Mi sono chiesta spesso perché riuscisse a fare breccia e ad incidere parole e melodie quando invece tutto il resto piano piano veniva cancellato.
La risposta è scientifica.
Ciò è dovuto a un “network di salienza” del cervello del cervello. Sorprendentemente, questa regione rimane anche un’isola di ricordi che è risparmiata dalle devastazioni della malattia di Alzheimer.
Nonostante il progressivo deterioramento delle sue facoltà cognitive e funzionali, in moltissimi casi la persona con demenza è in grado di ricordare le melodie e spesso anche le parole di motivi che sono stati le colonne sonore della sua vita. Si riattivano emozioni, ricordi, desideri e linguaggi che sembravano sopiti.
La musica facilita così il riaffiorare di ricordi autobiografici indipendentemente dal fatto che sia conosciuta o meno. La musica sembra così rivelarsi una via di accesso privilegiata per contattare il cuore dei malati. I pazienti preservano intatte abilità e competenze musicali fondamentali (intonazione, sincronia ritmica, senso della tonalità), nonostante il deterioramento cognitivo dovuto alla malattia. Seppure sopite, queste competenze non vengono perdute e possono essere quindi utilizzate per toccare i nervi sensibili degli ammalati, risvegliando in loro emozioni, sensazioni, ricordi ed abitudini legate al passato.
I ricercatori della University of Utah Health, con queste premesse, stanno cercando di sviluppare trattamenti basati sulla musica per aiutare ad alleviare l’ansia nei pazienti con demenza, sfruttando questa zona del cervello.
Le persone affette da demenza si trovano infatti di fronte a un mondo che non le è familiare, il che provoca disorientamento e ansia, per cui la musica attingerà a questo network che è ancora relativamente funzionante. “Quando si mettono le cuffie su pazienti affetti da demenza e si suona musica familiare, si animano”, ha detto Jace King, autrice dello studio, “la musica è come un’ancora: radica il paziente nella realtà.” Usando una risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno confrontato le immagini scansionate del cervello dei pazienti mentre ascoltavano la musica selezionata, mentre ascoltavano la stessa musica riprodotta al contrario e durante un periodo di silenzio.
I ricercatori hanno scoperto che la musica attiva il cervello, provocando la comunicazione di intere regioni. Ascoltando la colonna sonora personale, la rete visiva, la rete di salienza, la rete esecutiva e le coppie di reti cerebellari e cortico-cerebellari hanno mostrato una connettività funzionale significativamente più elevata. “La musica è una strada alternativa per comunicare con pazienti affetti da malattia di Alzheimer”, ha detto Norman Foster, MD, Direttore del Centro per l’Alzheimer, “i percorsi linguistici e di memoria visiva sono danneggiati precocemente con il progredire della malattia, ma programmi musicali personalizzati possono attivare il cervello, specialmente per i pazienti che perdono il contatto con l’ambiente”.






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